Il Sole
 



 LE REGIONI ATTIVE FOTOSFERICHE

Anche in condizioni di Sole Quieto, l’atmosfera solare è sede di notevoli disomogeneità rapidamente variabili. Ogni giorno compaiono sulla superficie solare centinaia di piccole regioni magnetiche, riscaldando cosi l’atmosfera solare, conferma di questo sono le immagini di queste regioni attive sulla cromosfera dove si vedono elementi brillanti di granulazione. Queste piccole regioni attive formano le cosiddette “regioni attive effimere” che sono distribuite su tutto il disco e la sua area è inferiore al decimillesimo di emisfero solare e con vita minore a un giorno.

Un emisfero solare = 1/2 sfera solare = 4PIr2/2 = 3,0x1012km2 e quindi un decimillesimo di emisfero corrisponde a 3 x 109 km2. Un milionesimo di emisfero corrisponde a 3 x 106 km2.
Le regioni attive effimere nascono ai bordi delle celle di supergranulazione, laddove si addensano i campi magnetici e si formano le spiculae.

A volte queste regioni attive effimere, se a bassa latitudine (sotto i 40º sia nord che sud) possono svilupparsi e dar luogo ad estese regioni sede di complesse e durature manifestazioni di attività fotosferica che dopo compaiono anche sulla cromosfera e la corona. Queste regione sono manifestazione magnetiche con affioramento in superficie di cappi ad anelli di linee di forza magnetiche subfotosferici che danno origine anche a piccole protuberanze a rapida evoluzione costituenti i sistemi ad arco, queste protuberanze si dispongono lungo le linee di forza che congiungono le polarità opposte della regione attiva.

Immagine fatto con il magnetogramma GONG del Kitt Peak National Observatory del 8/2/2009 con il sole al minimo di attività dove si vedono le piccole regioni magnetiche bipolari.

Le regioni attive sono caratterizzate da regioni magnetiche bipolari dove il segmento che unisce i due poli magnetici segue l’equatore solare. La polarità più a ovest si chiama precedente e quella est seguente, questa polarità è contraria in ogni emisfero e si inverte all’inizio di ogni ciclo solare.

A volte le regioni attive hanno campi magnetici  di un segno, molto intensi, circondati da campi magnetici di segno opposto e in altri casi i campi magnetici monopolari entrano in regioni già sviluppate. I campi magnetici di queste regioni attive possono durare anche alcuni mesi per poi iniziare a disperdersi ed è la parte seguente che in generale si disperde per prima.
La tendenza osservata indica che la formazione di regioni attive viene privilegiate se nella zona c’erano già presenti in passato altre regioni attive.

Di solito quando i cappi magnetici emergono nella fotosfera possono formarsi delle macchie. A seconda che le macchie si formino nella parte ovest o est delle regioni attive vengono chiamate macchie p (precedente) oppure macchie f(seguente). Quando le regioni attive diventano di massima crescita  si presentano con frequenza i brillamenti. La materia lungo i cappi viene improvvisamente riscaldata a temperature che arrivano a superare dieci milioni di gradi.

Le regioni attive vengono evidenziata in luce bianca solo nel caso che si formino delle facole fotosferiche visibili solo ai bordi del disco dove il contrasto è maggiore, queste facole hanno una differenza di temperatura di circa 100º rispetto alla fotosfera e per queste motivo che si vedono più brillanti.

Il decadimento di una regione attiva è molto più lento della sua crescita, prima scompaiono le macchie. In questo momento si formano anche le protuberanze quiescenti o a lunga vita, che si dispongono normalmente alla base dei cappi magnetici, dove la componente verticale del campo magnetico è nulla. Alla fine della sua vita la regione attiva diventa una zona estesa di campi magnetici omeopolari in continua diffusione.

Lo studio delle regioni attive ha portato alla interpretazione che possono essere connesse due regioni attive, si sono osservate regioni attive connesse distanti sette decimi del raggio solare, questo fenomeno viene messo in evidenza quando si sviluppano brillamenti cosiddetti simpatetici, come se un brillamento in una regione ne innescasse un altro nella regione vicina.

 Per lo studio delle regioni attive si utilizza il magnetometro che misura il valore del campo magnetico. Nella sonda Soho (http://soi.stanford.edu/science/obs_prog.html) come nel Big Bear Solar Observatory (http://gong.nso.edu/instrument/)  si utilizza il Michelson Doppler Image (MDI) per ottenere delle immagini chiamate magnetograma. Questi strumenti lavorano nella long di onda di 6767,8 A (Ni I) con filtri polarizzati che permettono di vedere con dettagli il disco solare e i suoi campi magnetici.

Disegno Michelson Doppler Image (MDI) montato nella sonda SOHO

Il magnetismo è la parte dell'elettromagnetismo che studia i campi magnetici. Oggetti magnetizzati o fili percorsi da correnti elettriche interagiscono con forze di natura magnetica. Queste forze sono descritte mediante il concetto di campo magnetico e sono rappresentate con un insieme di linee di forza. Quindi un campo magnetico è lo spazio che circonda un magnete.
La configurazione e caratteristica delle linee di forza di un campo magnetico dipendono dalla forma del magnete. Queste linee di forza emergono da una estremità (Polo Nord) si curvano nello spazio fino a raggiungere l'altra estremità (Polo Sud) chiudendosi. Alle estremità del magnete dove le linee si congiungono l'intensità del campo è maggiore e sui lati è più debole.

Il teorema di Gauss afferma che il flusso attraverso una superficie chiusa è uguale a zero perchè le linee di forza sono sempre chiuse non essendo possibile isolare un polo dall'altro. Il numero di linee entrante e uguale al numero di linee uscenti.
Il campo magnetico agisce anche su particelle cariche in moto, cosi il nostro sole soffre dei cambiamenti magnetici con il movimento del plasma nella zona convettiva dove il campo magnetico appare come un magnete con polarità Nord e Sud disposti lungo tutta la superficie solare. Quando una particella si muove nel campo magnetico e soggetta a una forza (la forza di Lorentz) che è perpendicolare sia alla direzione del campo che alla velocità della particella.
La densità del flusso magnetico nella vicinanza solare è di circa 10-4 Tesla (1 Gauss). Un Tesla corrisponde a 10.000 Gauss e 1 Gauss corrisponde a 0,0001 Tesla. Misure eseguite dalla sonda spaziale nella vicinanza della terra davano un valore del flusso magnetico molto più alto del previsto 10-9 Tesla, invece di 10-11 Tesla. La spiegazione è arrivata dalla magnetoidrodinamica che suggerisce che il moto di un fluido conduttore come il mezzo interplanetario in un campo magnetico induce delle correnti elettriche che generano i campi magnetici aumentando cosi la sua intensità. Questi campi magnetici solari vanno a formare sulla terra le aurore polari, le interferenze delle comunicazione e i disturbi sulle linee di potenza elettriche, sopratutto nei periodi di massima attività solare.
Il nostro pianeta presenta un debole magnetismo, circa 0,5 gauss con la distribuzione generata da un dipolo magnetico disposto lungo la direttrice Polo Nord-Polo Sud. Il polo nord magnetico è spostato circa 1000km da quello geografico e si trova oggi nel territorio canadese.
Il Sole presenta un magnetismo nella superficie di circa 1 Gauss dove non ci sono regioni attive e nelle regioni attive possono arrivare a valori di 10.000 Gauss. La seguente immagine e ottenuta con il MDI della sonda SOHO e mostra in due color i campi magnetici positivo(bianco-Nord) e negativo (nero-Sud).


 

 

Fabio Alejandro Mariuzza


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