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Agli stremi d’una corta via
abitiamo
in periferia
Rari tra noi i vicini
migrano di notte
Hanno serrato le case
Le custodisce la polvere
Vanno alla ventura
nel foro bruciato della mappa
Unici restiamo
a tenerci d’occhio
dietro le persiane calate
dentro una quiete ordinata
A che serve farci visita
come diciamo tra parenti
tra parentesi
una volta la settimana
se già sappiamo
tutto? Di tanto
in tanto suonerà
la posta
Opuscoli di pubblicità
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Congiunta
va l’estate con l’autunno
L’astuto
giocoliere la trascina
là sugli
spiazzi dove lottano
e sole e
ombra e le novizie
si
guardano le mani come appena nate
con le palpebre le coprono
e in
quelle versano le voci
Congiunto
va l’autunno con l’estate
sotto il
manto maritale avanzano
e
l’avanzare è solo
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Della gente sulla piazza
e là sulle scorciate fughe
restano i muri sporcati
Sbiancano se la luce
dell’incerto giorno ricorda
Avevamo il chiasso versato nelle gole
Anche spalancate e libere
adesso mancano il grido
C’è questo silenzio che si spande
a ogni raro gesto
questo non-importa-pur-d’andarsene
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Tutta la gente è convenuta in un
galleggiare di teste affollate
anche l’aria di novembre muta
La Storia aveva eretto una muraglia
d’onde d’urto e lustrini
Incominciarono a bersagliarla
con bombe di terra silenziosa
(capovolgere la violenza nel soccorso)
petardi che scoppiavano alla vista
(ricordarsi di essere vivi una volta)
e disperdevano accecando
ognuno con un ferma-immagine
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